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Il Comune di Canevino non esiste più.
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Quando si cerca di rimuovere l'arca contenente i resti del Santo, succedono, secondo le notizie tramandate, i fatti ricorrenti in parecchie, simili, traslazioni: impossibile rimuoverla nonostante i più robusti sforzi, finchè l'abate non implora il Santo di lasciar portare via la sua salma per il bene del Monastero. Finalmente si può formare il corteo che accompagnerà a Pavia San Colombano "il cui pretioso Corpo acconcio che fu con grande onore e riuerenza in un'arca di legno, s'iniziò la processione divotamente con molti lumi, canti e suoni verso Pauia; ma per strada volle Iddio che succedessero in più luoghi segnalati miracoli e in particolare su la Diocesi nostra (è il Campi a scrivere) nella villa di Canuino auenne alhora quello di un fanciullo muto dalla natività sua il quale inveggendo quella diuota turba incominciò di subito a parlare e chiamando suo padre disse: "Padre. padre, ecco che portano San Colombano". Et andando insieme ambidue ad incontrare il Sacro Pegno, etiandio cò doni di reficiamento a' portatori, non cessavano di rendere gratie per si grande fauore al Signore Iddio e al glorioso Santo". L'episodio è citato anche in una cronaca stesa da un partecipante al viaggio, raccolta da don Michele Tosi, che ne ha curato la pubblicazione, da cui stralciamo: "Appropinquandosi dopo ad una villa, nominata Canavino, era un putto qual era mutto et che mai aveia parlato, et che subito con letitia domandando il padre suo disse: "Padre padre ecco che viene Sancto Colombano, il che oldendo il padre domandò il prete di quella villa et portarono da bevere a quelli che venevano con Sancto Colombano, ringratiando Iddio et Sancto Colombano glorioso". II miracolo del muto si trova in tutti i testi scritti dai successivi storici che si sono occupati di Canevino, dal già citato Strafforello a Giuseppe Marta e Mario Merlo nella loro "Guida alla provincia di Pavia" (1972) ed a Mons. Goggi che, nella sua "Storia dei Comuni e delle Parrocchie della diocesi di Tortona", cosi scrive: 'Il parroco di esso (Canevino) empì alcuni fiaschi di vino; scese e li diede a coloro che portavano il sacro peso. Un fanciullo muto dalla nascita, vedendo quella turba di monaci, esclamò: "Papà, papà, ecco che portano il corpo di San Colombano". Due elementi nuovi compaiono in questo resoconto: il vino, al posto del generico bere e il particolare che il Parroco scende per portarlo a chi è gravato dal peso dell'arca. Il manoscritto di Alessandro Wolf, custodito nell'archivio vescovile di Piacenza ed intitolato "Documenti relativi alle antiche pievi della diocesi di Piacenza", elenca le previ con le chiese di ognuna di esse suffraganee, vale a dire le chiese dipendenti che alla loro pieve dovevano rivolgersi per avere l'Olio Santo e l'acqua battesimale e per l'inoltro all'autorità ecclesiastica superiore di certe pratiche importanti. Il prezioso manoscrito conferma l'importanza della chiesa di Canevino in epoca medievale e testimonia la coltivazione della vite e la produzione di vino già prima dell'anno Mille. I testi e i manoscritti che abbiamo citato ci danno inoltre conferma che in epoca medievale, per sfuggire alle insidie del fondovalle, la strada che collegava Bobbio a Pavia passava per Canevino. E' quindi lecito supporre che i monaci e i pellegrini utilizzassero questo percorso in alternativa a quello di fondovalle, più agevole ma meno sicuro. Il dott. Giancarlo Alberto Baruffi, nelle approfondite e preziose ricerche sul territorio dell'Oltrepò Pavese e sulle vie dei pellegrini, parla di "area di strada" per indicare che in epoca medievale i tracciati potevano avere più diramazioni. Ma per comprendere l'importanza dei sentieri e dei percorsi medievali, e quello di Canevino in parti

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